ANATOMIA E FILOSOFIA PER INVENTARE IL PILATES
In un articolo precedente abbiamo parlato di come i problemi di salute di rachitismo e asma nei primi anni di vita di Joseph Pilates (creatore dell’omonimo metodo di allenamento) lo portarono, su consiglio medico, a praticare innumerevoli attività sportive e motorie.
Queste stesse pratiche lo ispirarono nell’elaborazione nel metodo che oggi tutti noi conosciamo, ma sappiamo concretamente qual è la “teoria” che sta alla base del Pilates?
Il suo medico di famiglia (oltre a consigliarli tanto e tante tipologie di allenamento fisico) intuì da subito che Joseph fosse un bambino molto intelligente, curioso, dinamico, attento e, nonostante le sue patologie, molto attivo sia caratterialmente che a livello motorio e durante una visita gli regalò un libro di anatomia umana!
Quel momento ma soprattutto quel prezioso regalo portarono subito J.Pilates ad appassionarsi allo studio delle varie parti del corpo umano, al suo movimento, alla biomeccanica e (come detto precedentemente) a diversi metodi di allenamento e tecniche di combattimento, prime fra tutte quelle degli antichi Greci e Romani.
Oltre al movimento umano, la sua ricerca per risolvere i suoi problemi di salute e rafforzare il suo fisico ma soprattutto il suo grande spirito di osservazione, lo portarono a studiare anche il movimento degli animali, in particolar modo quello dei gatti: rapido, sinuoso e plastico (esempio l’esercizio base del metodo riguardo la mobilità della colonna vertebrale chiamato appunto “Cat Stretch”).
Infine i suoi studi si estesero alle arti marziali e alla filosofia orientale (Yoga e Tai-Chi), alle tecniche di meditazione e, molto importante, all’utilizzo corretto della “respirazione”, principio fondamentale del metodo Pilates.
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di Riccardo Palmas
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