ORTICA: ANTINFIAMMATORIO NATURALE

Da sempre evitata da chi si aggira per campi e boschi a causa delle sue proprietà urticanti, l’ortica, come pianta medicinale, vanta una storia che risale all’antico Egitto quando veniva utilizzata come infuso per la cura della lombaggine e dei dolori artritici. Il termine ortica deriva dal latino “urère”, che significa bruciare, irritare (in riferimento ai suoi peli urticanti), e la sua denominazione scientifica include le tre specie “dioica”, “urens” o minore e “pilulifera”. Queste piante sono originarie dell’Africa e dell’Asia occidentale, oggi sono comunque ampiamente diffuse in tutte le regioni temperate, dove possono assumere la caratteristica di erba infestante.

Pianta erbacea perenne, l’ortica è dotata di fusto quadrato, eretto, di colore verde, alto fino a 150 cm; emette radici striscianti, superficiali e tutta la pianta è ricoperta di peli urticanti impregnati di silice; le foglie sono ovate allungate e dentate; i fiori penduli, si presentano in spighe e producono frutti a forma di piccola noce.

 

Usi antichi…

L’uso dell’ortica è molto diffuso, sia per la facile reperibilità nei luoghi più disparati che per gli impieghi in campo medicinale e non. La Medicina tradizionale popolare la indicava per il trattamento di diarrea, colite e gotta, oltre che per lo scorbuto. Il succo ottenuto dalla spremitura delle foglie fresche era ritenuto un potente emostatico e veniva impiegato per bloccare emorragie nasali e uterine, le foglie apportano infatti significative quantità di Vitamina C e K. Sempre alle foglie venivano attribuite le capacità di frenare la caduta dei capelli e di arrestare la forfora e la seborrea.

 

…e recenti

Più recentemente alle foglie essiccate di ortica vengono attribuiti effetti positivi per il controllo delle allergie, in particolare della Febbre da fieno; le parti aeree sono invece ricche di sali minerali e per questo l’uso delle foglie è apprezzato come ricostituente per coloro che sudano abbondantemente ed anche come emopoietiche (favorenti la produzione delle cellule del sangue) nelle persone anemiche.

Oltre agli usi medicinali, l’ortica è apprezzata anche in campo alimentare come ricostituente poiché le sue foglie sono ricche, non solo di molti minerali e oligoelementi, ma anche di proteine e vitamine. Nell’America del Nord, le foglie raccolte nel periodo primaverile, prima della fioritura, dopo essere state essiccate venivano preparate in filtri e apprezzate come succedaneo del tè; sempre in quei luoghi le foglie bollite più volte in acqua rinnovata, erano consumate al posto degli spinaci.

 

Usata per l’agricoltura biologica

Gli effetti urticanti delle parti aeree dell’ortica sono sfruttati in agricoltura biologica per la lotta agli infestanti delle piante da frutta o degli ortaggi: mettendo a macerare foglie e fusti in acqua per 24 ore, si ottiene una soluzione ricca di acido formico che risulta molto utile per eliminare afidi e bruchi, senza lasciare residui nocivi sui prodotti da consumare.

 

Azione diuretica, antinfiammatoria e analgesica

Foglie e fusti presentano un elevato contenuto di proteine (fino al 24% nelle parti essiccate) che ne spiegano i benefici in campo nutrizionale; anche la componente inorganica è piuttosto ricca e comprende calcio, magnesio, potassio, sodio, ferro, manganese, fosforo, zolfo, silicio, cloro e azoto. La rilevante presenza minerale sarebbe in grado, almeno in parte, di giustificare l’azione diuretica dell’ortica e al contempo gli effetti mineralizzanti; l’azione diuretica e depurativa, che è associata a una cospicua eliminazione di cloruri ed urea, è molto apprezzata in ambito reumatologico dove, l’eliminazione di scorie e cataboliti conferisce ampi benefici al paziente (sono effetti potenziati dalla presenza dei flavonoidi e dei polifenoli). Grazie anche alla componente polisaccaridica, l’ortica ha evidenziato importanti effetti antinfiammatori.

Molti paesi nel mondo hanno consolidato l’uso medicinale dell’ortica come antinfiammatorio e analgesico nelle malattie reumatiche (artrite reumatoide, reumatismi articolari e muscolari), permettendo in alcuni casi di ridurre l’apporto dei FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei).

In un test condotto su 40 soggetti affetti da artrite cronica, la somministrazione di un estratto di foglie fresche di ortica ha ridotto la sensazione dolorosa, la rigidità articolare e, dal punto di vista biochimico, anche i valori della proteina C-reattiva, normalmente elevata in questi casi. Questi risultati sono stati apprezzati anche applicando le foglie fresche di ortica direttamente sulle articolazioni dolenti e infiammate: le foglie che vengono poste a contatto (attenzione alle pelli delicate e/o allergiche) con la parte interessata, per circa 30 secondi al giorno e per una settimana, provocano inizialmente una sensazione di formicolio cui seguirà un effetto di arrossamento (dopo circa 30 minuti) e successivamente l’azione analgesico-anestetica che può perdurare per molte ore. S’ipotizza che le sostanze urticanti delle foglie determinino in un primo momento uno stimolo doloroso e di calore cui seguirebbe a breve un blocco della stimolazione dolorosa, oppure, come seconda ipotesi, analogamente a quanto accade con la capsaicina del peperoncino, determinerebbero il blocco di un particolare neuropeptide, la sostanza P, che se presente in modo rilevante nelle fibre nervose sensoriali, amplifica in modo determinante la percezione del dolore.

 

Le sostanze attive

È interessante rilevare che le parti aeree di ortica forniscono anche elevate quantità di Vitamine: oltre la C e la K già citate, ritroviamo l’acido folico, l’acido pantotenico e la vitamina B2; è inoltre presente il carotenoide beta-carotene, fino a 30 milligrammi ogni 100 grammi di foglie secche.

Le foglie contengono inoltre fitosteroli, acidi organici, composti polifenolici, mentre nei fiori sono stati identificati vari glucosidi flavonolici come isoramnetina, kaempferolo e quercetina. Le proprietà emopoietiche/ antianemiche attribuite agli estratti ottenuti da foglie di Ortica sarebbero legate alla rilevante quantità di clorofilla di cui sono dotate; la clorofilla ha una struttura chimica simile a quella dell’emoglobina umana da cui differisce per la presenza dell’atomo di magnesio presente al posto del ferro; il nostro organismo utilizzerebbe i gruppi pirrolici, che nella clorofilla sono disposti tutti attorno al magnesio, per dare luogo ai processi emopoietici.

 

Cura i disturbi della prostata

Le radici e i rizomi (fusti sotterranei) essiccati di ortica “dioica” e “urens” costituiscono la droga che negli ultimi decenni ha prodotto risultati positivi nel controllo dell’Ipertrofia prostatica benigna; essi contengono un notevole numero di composti chimici appartenenti a diverse classi: acidi grassi, terpeni, fitosteroli, fenilpropani, lignani, cumarine, ceramidi, lectine, triterpeni, polisaccaridi e composti fenolici semplici. Valutando le ricerche farmacologiche e le varie sperimentazioni cliniche eseguite, si può facilmente concludere che l’ortica sia caratterizzata da un’elevata affinità verso le vie genito-urinarie; e se gli estratti di radici sono in grado di contrastare significativamente la crescita della ghiandola prostatica, le parti aeree, pur non avendo un’attività diretta sulla prostata, sono comunque utili grazie agli effetti diuretici e antinfiammatori.

La Commissione Tedesca E, la Farmacopea erboristica britannica, le Monografie ESCOP e OMS e l’EMA (sono i riferimenti più importanti in campo fitoterapico) indicano “urtica dioica” come pianta utile per il trattamento dei disturbi delle vie urinarie e dell’Ipertrofia prostatica benigna.

La prostata, che fa parte del sistema urinario-riproduttivo dell’uomo, in condizioni fisiologiche è una ghiandola grossa come una castagna ed è posizionata sotto la vescica e davanti al retto ed è attraversata dall’uretra. Il disturbo prostatico, o Ipertrofia prostatica, colpisce circa il 50% degli uomini con età superiore ai 50 anni, per salire al 70% circa negli ultrasessantenni; negli USA più di 40 milioni di uomini accusa sintomi legati all’Ipertrofia prostatica benigna. L’ingrossamento della prostata è ritenuto legato alla sensibilità della ghiandola allo stimolo prodotto dagli androgeni, in particolare dal diidrotestosterone (DHT) che si forma a partire dal testosterone per intervento dell’enzima 5-alfa-reduttasi. Alcuni studi hanno evidenziato vari effetti della radice di ortica fra cui anche l’inibizione dell’enzima 5-alfa-reduttasi, contrastando così la conversione del testosterone in DHT e il relativo accumulo nel tessuto prostatico.

Una serie di prove cliniche ha anche dimostrato che estratti di radice di ortica possono contrastare un altro enzima, l’aromatasi, anche questo importante nel determinismo dell’Ipertrofia prostatica, poiché è responsabile della trasformazione di alcuni androgeni in estradiolo che purtroppo risulta un analogo del DHT per gli effetti sull’ingrossamento della ghiandola.

 

Effetti collaterali e contrindicazioni

L’ortica è un fitoterapico dall’attività relativamente sicura; sono state descritte rare manifestazioni collaterali come gastralgie, alcune allergie cutanee e iperidrosi; è in ogni caso sconsigliata in gravidanza (si ritiene possa essere abortiva) e durante l’allattamento.

 

Come si usa

A seconda degli indirizzi terapeutici si possono usare le sole foglie, le sole radici o entrambe le parti: la tintura di ortica foglie (45% alcool) prevede la somministrazione di 2-6 ml tre volte al giorno; per gli infusi si utilizzano da 8 a 12 grammi di foglie essiccate al giorno, se si usa invece la radice 4-6 grammi.

Per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna è consolidato l’uso, sotto forma di capsule, dell’estratto lipidosterolico (titolo variabile fino a 85-95%) di radici, da assumere due-tre volte al giorno, su indicazione comunque del proprio Medico di fiducia.

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