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ALLERGIE RESPIRATORIE, LA PREVENZIONE E’ POSSIBILE

Le allergie respiratorie sono patologie scarsamente considerate, ciò emerge da numerosi studi condotti presso gli stessi medici di famiglia. Vengono descritte come banali disturbi, caratterizzati da starnuti, lacrimazione e mal di testa.

La rinite allergica interessa un’ampia fetta della popolazione e oltre ai fastidiosi sintomi, rappresenta un vero e proprio problema di carattere sociale poiché determina molto spesso assenze dal lavoro, scarso rendimento scolastico e perdita di produttività lavorativa.

 

Gli allergeni

A livello medico, nelle forme più gravi, è la prima tappa evolutiva per lo sviluppo dell’Asma, tanto che è stato recentemente coniato un nuovo termine “Sindrome Allergica Respiratoria”, che gli americani definiscono con l’acronimo CARS (Chronic Allergic Respiratory Syndrome) che indica un insieme di disturbi che identificano un’eccessiva risposta immunologica quando il soggetto allergico entra in contatto con una sostanza in grado di dare risposta allergica: l’allergene.

Le principali sostanze in grado di determinare una risposta allergica sono i pollini di vario tipo, gli acari, le muffe e gli epiteli di animali che determinano problemi per migliaia di persone nel mondo, in Italia per circa il 20% di adulti e bambini.

 

Un disturbo molto diffuso

Secondo l’EFA (European Federation of Allergy and Airway Disease Patient Association) il 30-35% della popolazione europea fa esperienza di qualche forma di Allergia Respiratoria nel corso della vita: il 20% soffre di Rinite Allergica e il 20% di questi ultimi ne presenta una forma grave. Recenti studi ci dicono inoltre che nella popolazione di adolescenti (13-14 anni) il problema è grave nel 20% dei casi. Uno studio italiano, diretto da Walter Canonica ha seguito 1.482 Pazienti in cinque Paesi europei con i seguenti risultati: il 67,2% presentava sintomi moderati-gravi, 42,5% aveva sintomi persistenti oltre la stagione della pollinazione e il 31,5% presentava comorbidità con Asma.

L’incremento esponenziale delle allergie ha recentemente indotto a considerarle una condizione epidemica. L’allergia è infatti da considerarsi la più diffusa malattia cronica nella popolazione dei giovani adulti, preceduta solo dall’ipertensione e seguita da ipercolesterolemia e diabete. Nonostante ciò, il 45% delle persone con sintomi allergici non riceve una diagnosi corretta se non dopo più di un anno dalla comparsa dei sintomi, come ha dimostrato uno studio italiano (La Rosa M. et al.) del 2009, questo perché non vengono riferiti al medico i sintomi con cui, al contrario, ci si abitua a convivere o vengono momentaneamente attutiti con l’assunzione di farmaci da banco.

 

L’immunoterapia

L’Irish College of General Practitioners (il Collegio irlandese dei Medici generici) ha rilevato che il 60% degli asmatici, compresi i bambini, non è adeguatamente controllato. La maggior parte degli allergici è trattata con farmaci sintomatici che, non curando in modo radicale la patologia, permettono l’aggravarsi della stessa. L’unico trattamento che agisce sulla causa primaria della malattia (l’allergene), efficace peraltro anche nei pazienti “non responder” agli altri trattamenti sintomatici, si chiama “immunoterapia con allergeni” che consiste nella somministrazione graduale di dosi crescenti dell’allergene responsabile dei sintomi.
Relativamente a questo tipo di terapia oggi sono disponibili nuovi prodotti biomolecolari nei quali la componente allergenica più importante (allergene maggiore) è dosata grazie a tecniche farmaceutiche innovative in cui è determinata la sua quantità in microgrammi.

Questo fondamentale miglioramento del processo produttivo consente di raggiungere una caratterizzazione farmaceutica di tali prodotti. Infatti, conoscere la dose di allergene maggiore (il principio attivo) somministrata diventa fondamentale per l’efficacia e la sicurezza della terapia. Grazie alla sua facilità di somministrazione nella forma sub-linguale (SLIT) l’adesione al trattamento è maggiore dell’80%.

L’assunzione della SLIT da parte del paziente richiede pochissimo tempo: la compressa o la soluzione liquida contenente l’allergene viene mantenuta sotto la lingua per due minuti e poi deglutita.

 

Quale efficacia

Oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Organizzazione Mondiale dell’Allergia considerano l’immunoterapia un trattamento efficace e sicuro per le allergie respiratorie (rinite e asma) da allergeni inalanti (pollini, acari della polvere, epiteli animali e muffe). Nonostante queste importanti acquisizioni, molti allergici tendono a curarsi da soli. Molti studi condotti sino ad oggi dimostrano come l’immunoterapia allergenica sia in grado di produrre un significativo risparmio farmacoeconomico sia nei pazienti con rinite che nei pazienti con asma, come mostrato persino in alcuni studi Italiani.

 

Sintomi e problemi collaterali

Unitamente ai sintomi fisici, la rinite e l’asma determinano una serie di disturbi psicologici: la maggior parte dei pazienti si sentono spesso (44%) o talvolta (36%) stanchi nella stagione dei pollini, e mostrano anche segni di depressione e disturbi del sonno con ripercussioni sulla vita quotidiana che comprendono malumore, irritabilità e ansia. Anche bambini e ragazzi pagano lo scotto della rinite allergica: uno studio su oltre 1.800 studenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni, ha evidenziato in che modo si riscontrassero i sintomi di Rinite Allergica in un qualsiasi giorno di compito in classe: gli studenti che perdevano un punto nella votazione del compito presentavano almeno una delle seguenti condizioni: avevano sintomi allergici respiratori o avevano assunto un farmaco antiallergico il giorno della verifica. Ogni anno solo negli Stati Uniti gli studenti allergici perdono 2 milioni di giorni di scuola a causa della Sindrome Allergica Respiratoria. In conseguenza di ciò i voti della pagella finiscono in caduta libera…

Oltre alla compromissione delle facoltà cognitive la vita di un bambino allergico diventa presto piena di limitazioni quali il gioco all’aria aperta, le gite in campagna; in alcuni casi una limitazione importante è quella di non poter avere animali domestici, tutte condizioni alle quali i bambini si adattano difficilmente e che complicano, condizionandola, la vita della famiglia intera. Insomma, molte delle scelte ruotano intorno alla patologia e le restrizioni perdurano per tutta la vita quando, da adulti, il 73% rinuncia a trascorrere del tempo all’aria aperta e il 63% riduce l’esercizio fisico e lo sport a causa della Sindrome Allergica Respiratoria.

 

Danni anche economici

Lo stesso copione si ripete anche sul luogo di lavoro dove si manifesta una condizione poco nota, il “presenteismo” in cui il lavoratore è sì presente, ma rende di meno a causa del disagio causato dai sintomi: sonnolenza, stanchezza, mancanza di concentrazione e attenzione. Il Global Allergy and Asthma European Network (un Consorzio internazionale di 25 tra università e centri di ricerca) calcola che in Europa vi sia annualmente una perdita di produttività a carico dei datori di lavoro di circa 100 Miliardi di euro (nel 2011) per effetto di rinite allergica non adeguatamente trattata. Mentre si stima che il costo della mancata produttività per malattie respiratorie allergiche vari tra i 36,7 e i 385 miliardi di euro all’anno, per i circa 200 milioni di lavoratori affetti da malattie respiratorie (solo il 10% dei quali trattati adeguatamente). Risorse che potrebbero essere risparmiate alleggerendo il carico del nostro Servizio Sanitario, ma che vede l’Italia fanalino di coda nel rimborso della cura: mentre in Francia, Spagna, Germania ma anche Repubblica Ceca, l’Immunoterapia è rimborsata a livello nazionale, in Italia viene erogata con il contagocce, in poche regioni virtuose e non sempre al 100%.

 

 

 

 

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